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04 apr 2006

Il piano inclinato

Al di là di tutte le strumentalizzazioni politiche, il caso delle nuove leggi sull'Eutanasia, di cui ha tanto fatto parlare di sè l'Olanda, grazie alle esternazioni dell'onorevole Giovanardi, dovrebbe veramente far riflettere su quali siano i veri valori della nostra esistenza su questo mondo.
Riporto il fedele stralcio di un articolo trovato in rete e di cui vi rimando anche al sito da cui è tratto:
Italia Cattolica
È facile notare come abbia funzionato la legge del "piano inclinato" per cui, una volta ammessa la legittimità della morte inflitta per pietà sull'adulto cosciente che ne faccia richiesta esplicita, ripetuta e documentata, poi si passi anche ad allargarne l'applicazione ai giovani, agli adolescenti con il consenso dei genitori o dei tutori, ed infine ai bambini ed ai neonati, ovviamente senza il loro consenso. È facile anche prevedere che lo scivolamento sul piano inclinato dell'eutanasia continuerà nei prossimi anni fino ad includere i pazienti adulti ritenuti incapaci di chiedere il consenso, come ad es. i malati mentali o i soggetti in coma persistente o in stato vegetativo.
Si afferma che c'è pur sempre il giudice che può vigilare sugli abusi e punire il medico che eventualmente trasgredisca le norme, ma a che cosa può fare appello il giudice quando la norma toglie ogni base per definire l'abuso stesso? Si dice anche che l'argomento del piano inclinato è debole: a mio avviso, invece, esso dimostra di funzionare ineluttabilmente nella sua perversa efficacia, perché sottintende la non assolutezza dei valori da tutelare ed è accompagnato da un evidente relativismo morale. Esso funziona sul terreno dell'eutanasia così come in diversi altri campi di etica pubblica, sia che si tratti di aborto (in tal caso, si comincia dal caso dell'anencefalo per finire al caso del figlio concepito prima delle vacanze), sia che si tratti della procreatica (qui, si parte dalla richiesta della legalizzazione dell'inseminazione omologa per finire alla questione della autorizzazione della clonazione terapeutica). Quando poi nel piano inclinato non agisce soltanto il dislivello del pendio logico, ma anche l'interesse economico, allora lo scivolamento diventa fatale ed inarrestabile.

Non serve a nulla schierarsi su questa o quella linea politica, ci sono valori che dovrebbero essere assoluti come la difesa della vita, l'accanimento terapeutico, se praticato senza avere alcuna speranza di tenere in vita il paziente, è sbagliato perchè riesce solo a prolungare l'agonia del malato, laddove però si può combattere per salvare una vita non ha senso arrendersi prima di raggiungere il risultato.
Forse ha poca attinenza con quanto ho appena scritto, però mi torna alla mente un articolo di un ragazzo di 25 anni che ha subito una violenta aggressione a Mosca, è stato picchiato selvaggiamente da alcuni sbandati che pretendevano di farsi offrire una birra...
Vasily Stupin è stato più volte colpito con un'ascia e poi lasciato sulla strada più morto che vivo, aveva la testa praticamente staccata dal corpo ed altre ferite profonde.
Subito soccorso è stato operato d'urgenza, adesso è vivo, certo non è più come prima ma la sua forza di volontà ha sicuramente aiutato la riuscita del delicato intervento chirurgico. Quando è giunto in ospedale era in coma e non poteva certo far sapere ai medici se voleva vivere o morire, magari per evitare, nel caso fosse mal riuscita l'operazione, di vivere una vita su una sedia a rotelle o completamente paralizzato o ebete, è stata scelta la vita ed ora Vasily è tornato ad essere un uomo.
Fare del moralismo non è nel mio stile, la storia che ho riportato mostra solo uno dei molteplici aspetti che caratterizzano il nostro stesso esistere, ci possono essere casi drammatici e per quanto possibile più gravi e complessi della storia di Vasily, andrebbero analizzati uno per uno, non si può certo generalizzare.
Una cosa è però certa, prima di diffondere ed accettare la cultura della morte bisogna capire e difendere la vita.

1 commento:

peacemaker ha detto...

Difatti è orrendo che si arrivi a stabilire il diritto di vita e di morte... su altri. A me, in tutt'onesta, pare poco consistente la risposta del consenso. Quanto spesso ci si trova, invero, a considerazioni tragiche più dettate dal momento (una forte crisi depressiva etc)? non sempre si ha la lucidità per stabilire che sappiamo il fatto nostro. Spesso lo crediamo ma l'esperienza di vita, poi, ci smentisce.

Un caro saluto,

Daniele