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29 nov 2012

8 Dicembre Roma, Parco Nemorense: "Ti amo. Allora ti pianto"

Oggi ho ricevuto questa e-mail dall'assessore alle politiche ambientali del II Municipio di Roma (ne avrà mandate centinaia di migliaia, non sto dicendo che l'ho ricevuta solo io), l'iniziativa pubblicizzata mi piace, quindi la giro con piacere qui su Pinacomedia. 
Carissimi,
sperando di fare cosa gradita, vi informo che Sabato 8 Dicembre p.v., alle ore 10, presso il Parco Nemorense, si terrà la manifestazione TI AMO. ALLORA TI PIANTO.
L’iniziativa, promossa dal Comitato Quelli che il Parco e patrocinata dall’Assessorato alle Politiche Educative e per la Famiglia, Sport e Cultura del Municipio II, è finalizzata alla raccolta fondi per l’acquisto e la messa a dimora di 30 nuovi alberi di pregio nel Parco Nemorense – Virgiliano.
Per info e approfondimenti: www.quellicheilparco.it
Vi aspetto. Gloria Pasquali

7 dic 2008

Riciclaggio condominiale: plastica, carta, vetro e metallo, anzichè buttarli via perchè non provare a venderli?

A volte, per creare opportunità, basta fare dei piccoli ragionamenti.
Se io fossi amministratore del Vostro condominio, come lo sono in quello dove abito, probabilmente Vi proporrei di fare la raccolta differenziata di metalli, plastiche, vetro e carta.
Sarebbe poi sufficiente trovare uno spazio idoneo dove stoccarla per periodi brevi (2 max 4 settimane) per poi andarsela a rivendere e ricavare una piccola somma da utilizzare per ammortizzare i costi di gestione condominiale.
Qui da me ho cominciato a sondare il terreno in modo informale, quando avrò raccolto più di un parere positivo metterò la proposta all'ordine del giorno e chissà che non ne nasca qualcosa.
Si tratterebbe di un esperimento unico nel suo genere, soprattutto civile ed ecologico, gli unici rifiuti da gettare nei cassonetti resterebbero tutti quelli che non sono riciclabili (e pure maleodoranti).
L'idea è allo stato embrionale, sono bene accetti suggerimenti, grazie.

29 lug 2008

La mondezza a Napoli c'è ancora?


Spiacente di deludere chi sostiene il contrario, ieri sono stato a Napoli ed effettivamente in città non ci sono più i cumuli di rifiuti che si potevano osservare fino a poche settimane fa, i roghi sono un ricordo.
Non ho fatto fotografie perchè se ne trovano già tante in rete, ho girato solo qualche clip con il telefonino nella pausa pranzo (ero a Napoli per lavoro).
Proporrò i filmatini quando parlerò degli altri problemi che ci sono a Napoli, ossia della decadenza e della rovina di una città che potrebbe essere una delle più belle del mondo.
Io trovo impensabile che in pieno centro storico si debba camminare in strade con palazzi fatiscenti e pericolanti, chiese abbandonate, ecc.
Il problema dell'immondizia andava risolto e almeno per ora credo si possa archiviare la faccenda, adesso bisognerebbe pensare se tutte le misure prese in emergenza abbiano un impatto ambientale accettabile per il futuro. I siti ove sorgono e dove sorgeranno gli inceneritori potrebbero non essere del tutto adatti, come potrebbero essere incompatibili con l'ambiente e la salute pubblica le "tecnologie" adottate per smaltire i rifiuti.
In fondo chi siamo noi per poterci opporre?
Il problema è che non si doveva arrivare ad una fase così critica, se le soluzioni fossero state prese con relativa calma, probabilmente non sarebbe stato necessario tanto vigore.
A chi gira le responsabilità a destra e a manca ricordo che il paladino Silvio è stato già al governo 5 anni e la mondezza già si accumulava in strada come oggi, ma questa è un'altra storia.

n.r. la foto che vedete ritrae un simpatico gioco di ombre cinesi realizzato con un mucchio di rifiuti, io la trovo simpatica

27 lug 2008

Quello "stronzio" di Berlusconi e company


Ci voleva un bel governo di destra per ricominciare a parlare di nucleare senza peli sulla lingua, finalmente, quando ormai solo i paesi sottosviluppati hanno intenzione di entrare a far parte del club dei radioattivi, l'Italia s'è desta e vuole rientrare in corsa: perchè l'Iran si e noi no?
Fra gli "stronzii" si annoverano anche nomi eccellenti di ex "Nucleare? No Grazie!", come Francesco Rutelli ed altri suoi simili.
Pinacomedia come si schiera?
La domanda non s'ha da fare, tra il nucleare e la candela preferisco la seconda, se poi si scopre che inquina potrei anche preferire di stare al buio piuttosto che vedermi un giorno brillare di luce radioattiva.
Un tempo portavo avanti un altro blog: Pinacom-Energy, mi ero appassionato all'idea di scrivere notizie tutte col filo conduttore dell'ambiente e delle fonti rinnovabili, purtroppo è già difficile organizzare un blog singolo, figuriamoci due o tre (ne avevo anche altri che poi ho chiuso tutti dedicandomi solo a Pinacomedia, nel tempo libero è chiaro).
Su Pinacom-Energy avevo intenzione di tenere aggiornato un diario su tutti gli incidenti ad impatto ambientale, primi fra tutti quelli nelle centrali nucleari, che sono una mia ossessione da sempre, l'idea era complicata e non l'ho più sviluppata, in questo articolo voglio però fornirvi una piccola panoramica storico-cronologica:

1952
Usa. Un incidente con reattore Argon. 4 morti accertati.


1957
, ottobre. Windscale (GB). Fusione del nocciolo (l'incidente più grave che possa accadere in una centrale). Il reattore viene inondato. Fuga di radioattività pari al 1/10 della bomba atomica di Hiroshima. La nube radioattiva arriva fino in Danimarca. La radioattività su Londra si eleva 20 volte oltre il valore naturale (Londra dista da Windscale 500 km). Il consumo di latte è vietato in un raggio di 50 km (ogni giorno vengono gettati 600.000 litri di latte).

1957, 7 ottobre. Sellafield (Gran Bretagna). Un incendio nel reattore dove si produceva plutonio per scopi militari generò una nube radioattiva imponente. La nube attraversò l'intera Europa. Sono stati ufficializzati soltanto 300 morti per cause ricondotte all'incidente (malattie, leucemie, tumori) ma il dato potrebbe essere sottostimato.
1957 Kyshtym (Unione Sovietica). Un bidone di rifiuti radioattivi prese fuoco ed esplose contaminando migliaia di Kmq di terreno. Furono esposte alle radiazioni circa 270.000 persone.
1958 Usa. Un incidente a Oak Ridge: 12 persone investite dalle radiazioni.

1958 zona Urali (Urss). Catastrofe nucleare a causa dell'esplosione di un deposito di scorie radioattive. Centinaia di morti. Decine di migliaia di contaminati. Migliaia di km ancora oggi recintati.

1961, 3 gennaio. Idaho (Usa). Esplosione del reattore: 3 morti. Non si sono contati gli intossicati dentro e fuori l'impianto. Il grado di contaminazione dei corpi dei deceduti risultò così alto che le teste e le mani furono tagliate e sepolte in un deposito di scorie radioattive. L'impianto è stato definitivamente chiuso.

1964 Garigliano (Italia). Guasto al sistema di spegnimento di emergenza del reattore. Si è andati vicino alla catastrofe.
1966, 17 gennaio. Palomares (Spagna). Un B-52 statunitense con quattro bombe all’idrogeno B-28 entra in collisione con un aereo cisterna durante il rifornimento in volo. I due aerei precipitano e tre bombe a idrogeno (bombe H) cadono nei pressi di Palomares, mentre la quarta cade in mare. L’esplosivo di due delle tre bombe, a contatto col suolo, detona spargendo su una vasta area plutonio e altro materiale radioattivo. In tre mesi vengono raccolte 1.400 tonnellate di terra e vegetazione radioattiva che vengono portate negli Stati Uniti. Mentre i militari statunitensi sono forniti di tute protettive, gli spagnoli continuano a vivere tranquillamente e a coltivare i terreni. Un monitoraggio effettuato nel 1988 su 714 abitanti ha rivelato in 124 di loro una concentrazione di plutonio nelle urine di gran lunga superiore ai livelli normali.
1967 Trino Vercellese (Italia). Fessurazione di una guaina d'acciaio di una barra di combustibile con conseguente chiusura della centrale per 3 anni. Per buona parte di questo tempo la centrale ha scaricato nelle acque del Po trizio radioattivo.
1967 Francia. Fusione di elementi combustibili nel cuore del reattore di Siloe (Grenoble). Ciò provoca la liberazione di Iodio 131 e Cesio 137 nell'acqua di raffreddamento del reattore. Si liberano gas radioattivi nell'aria.
1976, Ottobre, Tallin (Urss). Salta in aria una centrale atomica sotterranea: almeno cento persone sono morte. Le autorità sovietiche negano ma dopo il 25 ottobre, e per una settimana almeno, il quotidiano russo ha pubblicato una decina di necrologi ogni numero.
1977, Bulgaria. Nella centrale di Klozodiy, a causa di un terremoto, salta la strumentazione di controllo del reattore. Grazie ai tecnici che sono riusciti a fermare la reazione, l’Europa ha evitato conseguenze gravissime.
1977 Aprile, El Ferrol (Spagna). Fuga radioattiva. Più di 100 persone contaminate.
1979, 7 agosto. Tennessee (USA). La fuoriuscita di uranio arricchito da una installazione nucleare segreta provoca la contaminazione di oltre 1.000 persone. Vengono registrati nella popolazione valori di radioattività fino a cinque volte superiori alla norma.
1979, agosto. Erwin (USA). Oltre 1.000 persone vengono contaminate a seguito di una fuga radioattiva in un centro di ricerca nucleare, fino ad allora rimasto segreto, a Erwin, negli Stati Uniti.

1981
, marzo. Tsuruga (Giappone). 280 persone vengono contaminate a causa di una fuga di residui radioattivi nella centrale di Tsuruga, in Giappone. Un mese dopo le autorità comunicano che 45 operai sono stati esposti a radioattività nel corso delle operazioni per la riparazione della centrale.

1986, fine aprile. Chernobyl, Unione Sovietica. L'incidente nucleare in assoluto più grave di cui si abbia notizia. Il surriscaldamento provocò la fusione del nucleo del reattore e l'esplosione del vapore radioattivo. Si levò al cielo una nube pari a 12.000.000 di TBq di materiale radioattivo disperso nell'aria (per avere un'entità del disastro confrontate questo valore con i 15.000 Tbq del precedente incidente nucleare registrato nel 1979 a Three Mile Island negli Usa). Circa 30 persone morirono immediatamente, altre 2.500 nel periodo successivo per malattie e cause tumorali. L'intera Europa fu esposta alla nube radioattiva e per milioni di cittadini europei aumentò il rischio di contrarre tumori e leucemia. Non esistono dati ufficiali sui decessi complessivi ricollegabili a Chernobyl dal 1986 ad oggi.
1986, 4 maggio (una settimana dopo il disastro di Chernobyl). Hamm-Uentrop, Germania Ovest. Un esperimento in un impianto da 300 megawatt THRT-300 PBMR (reattore a letto di sfere) nella Germania Ovest ha causato la fuoriuscita di materiale radioattivo dopo che uno dei letti di sfere è stato immesso nel condotto utilizzato per portare carburante al reattore. Il tentativo di rimuovere l’ostruzione creatasi ha danneggiato il condotto e causato il rilascio di radionuclidi. Radiazioni sono state misurate per circa due kilometri intorno al reattore.

1997, luglio. La Hague (Francia). Il comune di Amburgo denuncia presenza di radioattività nell’acqua scaricata nella Manica dall’impianto di trattamento francese di La Hague. La Francia smentisce, ma il presidente della Commissione di controllo si dimette.
1999, 30 settembre. Tokaimura, Giappone. Un incidente in una fabbrica di combustibile nucleare attivò la reazione a catena incontrollata. Tre persone morirono all'istante mentre altre 450 furono esposte alle radiazioni (119 in modo grave).
La mattina di giovedì le autorità rivelano che, a causa di una fuoriuscita d’uranio, si è innescata una fissione incontrollata nel nocciolo del reattore.

·Alle 10:30 scatta l’allarme, alcuni operai sono stati contaminati in modo molto grave.
·Alle 12:41 la polizia crea un “cordone” intorno alla centrale, si capisce che l’incidente sta diventando più grave del previsto.
·Alle 15:18 alcune famiglie residenti nei pressi della centrale vengono evacuate.
·Alle 21:00 si tiene una riunione di emergenza e il governo comprende a questo punto la gravità dell’incidente; oltre 300000 persone invitate a stare in casa.
·Alle 24:00 la radioattività attorno e dentro all’impianto raggiunge livelli tra le 10 e le 20 mila volte superiore alla norma.
·Alle 2:30 del giorno seguente 18 tecnici operi nell’impianto accettano una missione da veri “kamikaze”, devono entrare nell’impianto per fermare la reazione a catena, ben consapevoli che, terminata la missione, non sarebbero più stati gli stessi.
·Alle 6:00 le autorità affermano che la radioattività è scesa a zero.
Dopo si accerterà che è stato un errore umano, i tecnici stavano infatti trasportando, all’interno dell’edificio dove si tratta l’uranio usato come combustibile nella vicina centrale nucleare, due barili di miscela di uranio- acido nitrico(che venivano miscelati a mano, con un rudimentale imbuto, di 30 kg ognuno: questi sono involontariamente caduti terra e, essendosi miscelati, hanno innescato la reazione. I tecnici che hanno fermato la reazione sono all’ospedale in gravissime condizioni.
1999, 27 ottobre, USA. "I bambini statunitensi residenti vicino le centrali nucleari di New York, New Jersey e Florida hanno nei denti un "radioisotopo" (lo stronzio 90) che li espone ad un rischio tumore molto alto". Così Ernest Sternglass, professore di radiologia all'università di Pittsburgh ha esordito nell'ultima conferenza stampa del progetto no-profit di "radioprotezione e salute pubblica". Lo sconcertante risultato è stato ottenuto dai ricercatori statunitensi che hanno analizzato 515 bambini residenti negli Stati di New York, New Jersey e Florida. I livelli di radioattività rilevata nei campioni, raccolti dal 1979 al 1992, erano molto vicini a quelli osservati a metà degli anni '50 quando Stati Uniti e Unione Sovietica, in piena guerra fredda, si dilettavano negli esperimenti con le armi invisibili. Secondo i responsabili del progetto i livelli di radioattività dovevano invece essere scesi intorno allo zero. "Se gli esperimenti nucleari sia di superficie, sia sotterranei sono effettivamente terminati, i primi sospetti cadono sui reattori nucleari e sui relativi incidenti", ha detto Sternglass, che ha aggiunto: "II mondo è troppo piccolo per gli incidenti nucleari". I responsabili del progetto attribuiscono parte di questa radioattività al disastro avvenuto nel 1979 a Three Mile Island e a quello di Chernobyl nel 1986. Ci sono documenti federali che testimoniano la fuga nucleare dal reattore di Suffolk (New York) nei primi anni '80.
2000, 27 gennaio. Giappone. Un incidente a una installazione per il riprocessamento dell’uranio in Giappone provoca livelli di radiazione 15 volte superiori alla norma in un raggio di circa 1,2 miglia. Funzionari locali segnalano che almeno 21 persone sono state esposte alle radiazioni.
2000, 15 Febbraio, USA. Reattore Indian Point 2, fuga vapore radioattivo.
2000, 16 giugno. Germania. Gradualmente, ma senza esitazioni, la Germania metterà al bando l'energia nucleare. Una dopo l'altra, nell'arco di 32 anni, le 19 centrali nucleari tuttora attive sul suolo tedesco saranno chiuse. Sui tempi dello smantellamento si è raggiunto un compromesso: il governo chiedeva 30 anni, gli industriali 35, se ne impiegheranno 32 per ogni stabilimento. Il primo che chiuderà sarà il più vecchio: la centrale di Obrigheim, aperta nel 1968, si spegnerà nel 2001. L'ultima, invece, nel 2021, sarà quella di Neckarwestheim-II, nel Baden-Wuerttemberg, che produce 1.269 Megawatt. Inoltre entro il luglio 2005 sarà proibito il trattamento delle scorie nucleari. Al momento le centrali nucleari tedesche producono il 33,5 per cento del fabbisogno energetico nazionale.
2001 Germania. Esplosione di una parte dell'impianto di Brunsbuettel.
2003, aprile. Paks (Ungheria). L’unità numero 2 del sito nucleare di Paks (costituito da quattro reattori è l’unico in Ungheria a 115 chilometri da Budapest) subisce il surriscaldamento e la distruzione di trenta barre di combustibile altamente radioattive. Solo un complesso intervento di raffreddamento scongiura il pericolo di un’esplosione nucleare, limitata ma incontrollata con gravi conseguenze per l’area intorno a Paks.
2004, 9 agosto, Giappone. Nel reattore numero 3 nell’impianto di Mihama, 350 chilometri a ovest di Tokyo, una fuoriuscita di vapore ad alta pressione, con una temperatura superiore ai 200 gradi, è costata la vita a quattro operai. Altri sette operai sono in condizioni molto gravi. Si è trattato del più tragico incidente nella storia dello sfruttamento dell'energia nucleare a fini civili in Giappone. L’azienda Kansai Electric Power, che gestisce la centrale, si è affrettata a comunicare che non c’è stata contaminazione radioattiva.
2005, aprile, Gran Bretagna. Sellafield. Viene denunciata la fuoriuscita di oltre 83mila litri di liquido radioattivo in 10 mesi a causa di una crepatura nelle condotte e di una serie di errori tecnici.
2006, maggio. Laboratori Enea della Casaccia (Italia). Fuoriuscita di plutonio, ammessa solo quattro mesi dopo, che ha contaminato sei persone addette allo smantellamento degli impianti.

2006, maggio. Mihama (Giappone). Ennesimo incidente con fuga di 400 litri di acqua radioattiva nella ex centrale nucleare di Mihama.

2006, 26 luglio. Oskarshamn (Svezia). Corto circuito nell’impianto elettrico della centrale a 250 chilometri a sud di Stoccolma per cui due dei quattro generatori di riserva non sono stati in grado di accendersi. Vengono testate tutte le centrali nucleari del Paese e quella di Forsmark viene spenta.
2006, 7 ottobre. Kozlodui (Bulgaria). Viene intercettato un livello di radioattività venti volte superiore ai limiti consentiti e le verifiche portano a scoprire una falla in una tubazione ad alta pressione. La centrale, che sorge nei pressi del Danubio, scampa a una gravissima avaria. Secondo la stampa locale la direzione cerca di nascondere l’accaduto e di minimizzarlo nel rapporto all’Agenzia nazionale dell’Energia Atomica.
2007, 28 giugno. Kruemmel (Germania). Scoppia un incendio nella centrale nucleare di Krummel, nel nord della Germania vicino ad Amburgo. Le fiamme raggiungono la struttura che ospita il reattore e si rende necessario fermare l’attività dell’impianto. In pochi mesi si verificano avarie anche nelle centrali di Forsmark, Ringhals e Brunsbuttel.
Secondo il rapporto 2006 del ministero federale dell’Ambiente, l’impianto di Kruemmel è il più soggetto a piccoli incidenti tra le 17 centrali. Stando ai piani di uscita dal nucleare, fissati in una legge del 2002, il reattore dovrebbe essere spento al più tardi nel 2015.

2007, 16 luglio. Kashiwazaki (Giappone). La centrale nucleare di Kashiwazaki-Kariwa, la più grande del mondo che fornisce elettricità a 20 milioni di abitanti, viene chiusa in seguito ai danneggiamenti provocati dal terremoto. L’Agenzia di controllo delle attività nucleari giapponesi ammette una serie di fughe radioattive dall’impianto, ma precisa che si tratta di iodio fuoriuscito dal una valvola di scarico. Il direttore generale dell’AIEA, Mohammed El Baradei, dice che il sisma: “è stato più forte di quello per cui la centrale era stata progettata”. Il terremoto provoca un grosso incendio in un trasformatore elettrico, la fuoriuscita di 1.200 litri di acqua radioattiva che si riversano nel Mar del Giappone e una cinquantina di altri incidenti. Si teme che la faglia sismica attiva passi proprio sotto la centrale.
da "Fisicamente.it"


2008, Francia, 23 luglio terzo incidente in un paio di due settimane. Gli altri due episodi erano avvenuti lo scorso 8 luglio, ancora nella centrale di Tricastin, e il 18 luglio quando in un impianto dell'Areva a Romans-sur-Isere c'è stata una fuoriuscita di acque contaminate da elementi radioattive.

In Italia, il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola ha così commentato: ""Su questi episodi mi pare ci sia stata un'enfatizzazione eccessiva". Il ministro, minimizza gli incidenti verificatisi negli ultimi tempi nelle centrali nucleari francesi, in poche parole ci prende per fessi e fifoni.
da "Republica.it"
Sempre su l'incidente nella centrale francese di Tricastin:
Le Monde nota alcuni “fatti” misteriosi: secondo uno studio tedesco, nei pressi dei siti dove sorgono le centrali nucleari si verificano più leucemie infantili rispetto alla media nazionale. Per l’esattezza i tumori del sangue nei bambini hanno una frequenza più che doppia (2,2 volte) rispetto alla media in un raggio di 5 km dalle centrali nucleari e la frequenza di tali tumori rimane più elevata in un raggio di 50 km intorno alle centrali. Le Monde nota anche che altri studi hanno invece contraddetto queste ipotesi tedesche, ma non per quanto riguarda almeno 3 siti nucleari europei: Sellafield e Dounreay in Gran Bretagna e Krummel in Germania.
Naturalmente ci sono stati altri incidenti che ho omesso di riportare per non essere troppo noioso, alcuni, sicuramente si saranno verificati e non lo sapremo mai perchè coperti da segreto militare, altri, purtroppo si verificheranno ancora, almeno fino a quando l'uomo non la smetterà di giocare con la natura in nome del "progresso", quello stesso progresso che finirà per distruggerci, prima o poi...

23 mag 2008

L'alternativa ai vetusti termovalorizzatori c'è, si chiama THOR ed è tutto italiano

In questo articolo parliamo di THOR (Total house waste recycling - riciclaggio completo dei rifiuti domestici), l'idea, tutta italiana, per smaltire i rifiuti senza inquinare, produrre biomassa ecologica (da poter utilizzare in qualsiasi sistema termico per generare energia), biodiesel, ecc. ecc.
Utopia?
Non funzionerà mai?
Errore, un impianto del genere già esiste e funziona alla meraviglia, il CNR lo ha costruito in Sicilia e "l'esperimento" ha già dato ottimi risultati, in poche parole:
FUNZIONA ed è riproducibile ovunque (anche su una nave), cosa aspettiamo a produrlo in serie?






Rimango perplesso quando sento dire le solite panzane che: le vecchie tecnologie sono sempre le migliori, al massimo possono essere migliorate e rese più sicure ma perchè perdere tempo ad inventare nuove soluzioni?

Mi manda in bestia sentir parlare di uso della forza per "convincere" i cittadini di qualsiasi posto che: siccome la società ha bisogno di inceneritori (che loro chiamano "termovalorizzatori" ndr), volenti o nolenti dovete sopportare di averli sotto casa... (la vostra, è naturale ndr).

Il CNR ha realizzato un sistema, tutto italiano, per utilizzare in modo innocuo, inodore e redditizio i rifiuti solidi urbani, separando in automatico tutte le varie componenti ed isolando i residui clorati ed altre sostanze nocive, in poche parole si abbatte a zero l'emissione di diossina ed altre prelibatezze del genere.

Come detto in apertura, il progetto si chiama THOR (Total house waste recycling - riciclaggio completo dei rifiuti domestici) e in Sicilia già funziona con successo un prototipo sperimentale del CNR (ormai è una realtà non ha senso parlare ancora di "esperimento"):
Il primo impianto THOR, attualmente in funzione in Sicilia, riesce a trattare fino a otto tonnellate l’ora e non ha bisogno di un’area di stoccaggio in attesa del trattamento; è completamente meccanico, non termico e quindi non è necessario tenerlo sempre in funzione, anzi può essere acceso solo quando serve, limitando o eliminando così lo stoccaggio dei rifiuti e i conseguenti odori. Inoltre, è stato progettato anche come impianto mobile, utile per contrastare le emergenze e in tutte le situazioni dove è necessario trattare i rifiuti velocemente, senza scorie e senza impegnare spazi di grandi dimensioni, con un costo contenuto: un impianto da 4 tonnellate/ora occupa un massimo di 300 metri quadrati e ha un costo medio di 2 milioni di euro.

Come un ‘mulino’ di nuova generazione, l’impianto Thor riduce i rifiuti a dimensioni microscopiche, inferiori a dieci millesimi di millimetro. Il risultato dell’intero processo è una materia omogenea, purificata dalle parti dannose e dal contenuto calorifico, utilizzabile come combustibile e paragonabile ad un carbone di buona qualità.

“Un combustibile utilizzabile con qualunque tipo di sistema termico”, aggiunge Paolo Plescia, ricercatore dell’Ismn-Cnr e inventore di Thor, “compresi i motori funzionanti a biodiesel, le caldaie a vapore, i sistemi di riscaldamento centralizzati e gli impianti di termovalorizzazione delle biomasse. Infatti, le caratteristiche chimiche del prodotto che viene generato dalla raffinazione meccanica dei rifiuti solidi urbani, una volta eliminate le componenti inquinanti sono del tutto analoghe a quelle delle biomasse, ma rispetto a queste sono povere in zolfo ed esenti da idrocarburi policiclici”. E’ possibile utilizzare il prodotto sia come combustibile solido o pellettizzato oppure produrre bio-olio per motori diesel attraverso la ‘pirolisi’. L’impianto è completamente autonomo: consuma infatti parte dell’energia che produce e il resto lo cede all’esterno.

fonte www.CNR.it

22 mag 2008

I termovalorizzatori=inceneritori: cosa sono e come funzionano?

Prima d'iniziare a leggere il post sappiate che un'alternativa ai termovalorizzatori esiste, si chiama THOR e il CNR l'ha già realizzata in Sicilia, è ecologica, economica e assolutamente vantaggiosa sotto tutti gli aspetti (elimina addirittura il problema della raccolta differenziata....).
Per approfondimenti leggete: L'alternativa ai vetusti termovalorizzatori c'è, si chiama THOR ed è tutto italiano.

Chiarito che la vera "valorizzazione" dei rifiuti riguarda il riciclo dei materiali e non la loro eliminazione, diventa semplice comprendere che la parola "termovalorizzatore" è un controsenso, visto che si parla di "distruzione", il fatto che ci si ricavi energia in modo economico è tutto da dimostrare, non sono un tecnico e non posso sbilanciarmi troppo, però c'è qualcuno che lo fa ed è pronto a dimostrare che questi ecomostri consumano più dell'energia che producono, voi direte: si, ma in qualche modo bisognerà smaltirla 'sta monnezza, non sarà economico, ma almeno recuperiamo qualcosa con la produzione di un pò di corrente...
Adesso però pensateci bene: Voi ci abitereste vicino un inceneritore? Rispondete con sincerità.

Leggete cosa dice Paolo Pescia, ricercatore del CNR:
“Un impianto di meccano-raffinazione di taglia medio-piccola da 20 mila tonnellate di rifiuti l’anno presenta costi di circa 40 euro per tonnellata di materiale”, spiega Paolo Plescia. “Per una identica quantità, una discarica ne richiederebbe almeno 100 e un inceneritore 250 euro. A questi costi vanno aggiunti quelli di gestione, e in particolare le spese legate allo smaltimento delle scorie e ceneri per gli inceneritori, o della gestione degli odori e dei gas delle discariche, entrambi inesistenti nel Thor. Quanto al calore, i rifiuti che contengono cascami di carta producono 2.500 chilocalorie per chilo, mentre dopo la raffinazione meccanica superano le 5.300 chilocalorie”.
Nell'unione europea non si usa mai il termine "termovalorizzatore", viene sempre scritto "inceneritori", perchè di questo si tratta.
Ecco il punto, le giuste lotte di protesta contro gli inceneritori di un tempo, inquinanti, ingombranti e puzzolenti, sembrano oggi ingiustificate perchè si è voluto dare un senso a tanta distruzione, ci siamo inventati gli inceneritori socialmente ed economicamente utili, non sono certo una trovata recente, ma in questi ultimi anni sono stati rispolverati e lucidati, fino a riproporli come prodotti di grande innovazione tecnologica.

Il primo spartano "termovalorizzatore" è stato costruito a Trieste nel 1913, si bruciavano i rifiuti per alimentare la rete elettrica dei tram.
Certo sono passati 100 anni e qualcosa sarà pur cambiato nel frattempo, la scienza avrà risolto il problema dei gas tossici sprigionati nell'aria bruciando i rifiuti...
Ma siamo proprio sicuri?

La chiave di volta per comprendere il senso del discorso è data dall'unione di due parole che, pronunciate di questi tempi hanno il suono di un'invocazione mistica, quasi magica: "raccolta differrenziata".
Il fatto è che l'unico modo per rendere meno nocive le esalazioni dovute alla combustione è una massiccia politica della raccolta differenziata. Solo riempiendo i famosi 4 cassonetti in modo appropriato avremo la certezza di poter mandare ad incenerire le famose "ecoballe" (composte di materiali non riciclabili e che al tempo stesso non sprigionino sostanze nocive durante l'incenerimento, come la pericolosissima diossina, causa di malattie respiratorie gravi e tumori).
I moderni "Termovalorizzatori" sono realizzati con molta attenzione riguardo il controllo dei fumi e delle ceneri prodotti nella combustione, riescono ad abbattere drasticamente la maggior parte delle emissioni nocive.
La diossina, che è la più terribile di queste emissioni, riesce ad eludere il trattamento dei fumi, seppur in piccola parte, anche se trattata con questi moderni impianti di filtraggio.
Il problema nasce dal fatto che non è provata la validità della teoria in merito alla soglia minima che rende innocua la diossina.
Per chi ha voglia di documentarsi, io propongo la consultazione di www.termovalorizzatore.it, nel sito viene descritto un modernissimo impianto che verrà realizzato in Toscana, ho puntato il link alla sezione dove vengono illustrati i grafici delle emissioni nocive (l'emissione di diossina la trovate in fondo alla pagina, quasi nascosta), come potete vedere sono drasticamente ridotte, ma non eliminate del tutto (sarebbe impossibile). Poi va considerato che i dati hanno un valore solo se l'impianto viene alimentato con ecoballe pure al 100%, obiettivo lontanissimo dall'essere raggiunto in qualsiasi parte del mondo e soprattutto in Italia.
(Termovalorizzatore "I cipressi", clicca per vedere l'intero progetto).

Ma come vengono alimentati i termovalorizzatori=inceneritori?

I rifiuti organici (Ad es.: gli scarti alimentari), non sono appetibili per un Inceneritore in quanto hanno un basso potere calorico (contengono acqua); anche i metalli ed il vetro non possono essere inceneriti.

Altri materiali quali ad esempio la plastica (che quando brucia disperde molti inquinanti tossici che difficilmente si possono trattenere), la carta ed il legno, poiché hanno un buon potere calorico, sono molto apprezzati.

Non dobbiamo dimenticare che un Inceneritore ha lo scopo di produrre energia elettrica dalla combustione (i gas prodotti muovono la turbina che trasforma energia meccanica in elettrica), quindi il potere calorico è importante ! Il guadagno di chi gestisce un Inceneritore consiste “anche” nel vendere energia!

Brevemente proviamo ad elencare le tipologie di rifiuto che “possono” essere incenerite:

Il Rifiuto Urbano tal quale: Si tratta di un rifiuto che, per l’appunto, non viene differenziato a monte (quindi così come raccolto). Tramite una separazione (grossolana) di materiali ingombranti e di metalli, se autorizzato dalla Regione un Inceneritore può bruciare questa tipologia di rifiuto;

La Frazione Secca : Rifiuto Urbano indifferenziato (cioè tal quale) o proveniente da una raccolta separata (ossia un rifiuto dal quale sono stati rimossi parti ingombranti e metalli) sul quale viene eseguita una selezione meccanica (vagliatura manuale o automatica). Il rifiuto così costituito può essere utilizzato come combustibile (in qualità di frazione secca) da Inceneritore se autorizzato dalla Regione;

CDR (ossia combustibile derivato da rifiuti): E’ il risultato del processo di “raffinazione” della “Frazione Secca” descritta alla lettera b. In buona sostanza su questa tipologia di rifiuto si eseguono ulteriori operazioni, quali: Triturazione, essiccamento, addensamento, eventuale possibile miscelazione con rifiuti ad elevato potere calorico quali le plastiche, le gomme, il legno, ecc…

E’ bene comunque dire che il CDR deve rispondere ad un minimo di requisiti che tengono conto del contenuto di metalli, ceneri, cloro, umidità, ecc….

da www.monteruscello.altervista.org

È pura utopia se si spera di trovare la soluzione perfetta, gli inceneritori servono e ci mancherebbe altro se adesso mi metto a dire che non debbano essere realizzati (almeno fino a quando non potranno essere sostituiti completamente da altri sistemi meno inquinanti, THOR o simili, come detto in apertura), occorrerebbe però più attenzione alle problematiche legate all'impatto sul territorio e sugli abitanti, è inutile continuare a dire che siccome bisogna bruciare i rifiuti qualcuno si dovrà sacrificare a vederselo fare sotto le finestre di casa sua, vorrei vedere la faccia di ognuno di voi se un bel giorno si accorgesse che la sua bella casettina di campagna, o semplicemente in periferia, si trova proprio vicino uno di questi siti designati per adibirlo a discarica o per farci un bell'inceneritore.

Approfondimenti:
Le diossine vengono prodotte quando materiale organico è bruciato in presenza di cloro, sia esso cloruro inorganico, come il comune sale da cucina, sia presente in composti organici clorurati (ad esempio, il PVC). La termodinamica dei processi di sintesi delle diossine è fortemente favorita da reazioni a più bassa temperatura, sia per motivi energetici che entropici. Questo è il motivo per cui gli impianti in cui la combustione può portare alla formazione delle stesse, sono costretti a funzionare a temperature elevate, indipendentemente dalla convenienza generale dei processi. Per evitarne la formazione in fase di raffreddamento, è necessario introdurre processi di quenching (spegnimento o raffreddamento rapido), sfruttando così aspetti cinetici per contrastarne la stabilità termodinamica.
da www.it.wikipedia (clicca per leggere tutto l'articolo)
La diossina è la sostanza chimica con il più alto contenuto tossico, creata dall'uomo come sottoprodotto dannoso di alcune reazioni chimiche e come sottoprodotto generico di qualsiasi forma di incenerimento, quasi sempre in piccole quantità. Naturalmente si dovrebbe cercare di minimizzarne l'emissione a livelli molto bassi, ma 'Zero Diossina', zero=zero, il valore espresso da Greenpeace nel suo rapporto, è impensabile. Se si intende veramente zero, si dovrebbe eliminare qualsiasi forma di riscaldamento con combustibile fossile, interrompere la circolazione a motore, chiudere tutte le fabbriche, sia che usino o che non usino cloro, perché generano tutte delle quantità, anche se infinitesimali, di diossina e tracce di altre sostanze nocive che vengono diffuse nell'atmosfera, nell'acqua e nel suolo. E, da ultimo e più importante, si dovrebbe fermare la natura, perché la natura stessa produce diossina dalla combustione naturale e dal legno, biodegradabile...
la citazione l'ho presa da www.ping.be, se vi leggete tutta la ricerca scoprirete che in realtà si tratta di un sito in cui si vuole spiegare che in fondo la diossina non è così tossica come vogliono farci credere, chi avrà ragione?
Secondo quanto si legge, lo studio in questione, condotto dai ricercatori dell'Unità di Epidemiologia Ambientale del Dipartimento di Salute Pubblica del London School of Hygiene con l'ausilio di tecniche statistiche originali, coinvolse 14 milioni di persone che vivevano intorno a 72 inceneritori di rifiuti urbani (alcuni molto vecchi, costruiti all'inizio del '900) e queste vennero seguite fino a 13 anni dopo. L'ipotesi alla base della ricerca era che, se l'inceneritore avesse avuto un ruolo causale, allontanandosi dalla fonte inquinante (l'inceneritore) si sarebbe dovuto osservare un declino del numero di casi di cancro.
da www.molecularlab.it, anche qui sembrerebbe scientificamente provata "l'innocuità" della diossina.

Io resto del parere che, scientifico o non scientifico, nessun politico ci verrà mai a dire: "si è vero chi vive vicino un inceneritore rischia di morire di cancro".
Io non sottovaluterei il problema, al contrario di molti politici che si affannano a ripetere che il problema non esiste
...le diossine non rimangono sempre sospese nell'aria, ma si depositano. Dove si depositano rimangono per anni e si accumulano, aumentando quindi di densità di concentrazione nel tempo. Affermare poi che il livello di concentrazione di diossine è inferiore al livello di pericolo per la SALUTE dell'uomo, lascia del tutto di stucco. E con il principio di accumulo che si fa?...

da www.ambientesalute.org


La soluzione per l'immediato (visto che siamo in emergenza, poi occorrerà pensare a qualcosa di meno invasivo), per me, che sono ignorante, è semplicemente:
L'ESPROPRIO.
Ebbene si, se io rappresentassi lo Stato, non minaccerei l'uso dell'esercito per far realizzare con la forza gli inceneritori o le discariche, metterei mano al portafoglio e comincerei a fare una sana politica di esproprio sistematico ed organizzato.
Non esistono aree o siti adatti a tale scopo, vanno creati, non imposti con arrogante violenza, ma con la cooperazione di tutti, occorre proporre migliori prospettive di vita a chi abita nei siti designati per la realizzazione dei termovalorizzatori, si deve dire a questa gente:
"per il bene sociale di tutti vi abbiamo assegnato un'altra terra, vi paghiamo noi le spese per il trasferimento".
Perchè per fare una cacchio di TAV o un'autostrada tutto questo si può fare e per bruciare la monnezza no?
Per quale motivo dobbiamo condannare migliaia di famiglie a convivere con il fetore dell'immondizia e le esalazioni venefiche prodotte dagli inceneritori? (se avete letto attentamente avrete notato che per quanto ridotte moltissimo non si possono eliminare al 100% le nano particelle emesse nel processo di combustione)

Infine, non bisogna arrestare la ricerca, magari in un futuro non tanto lontano potremo addirittura evitare di bruciarli 'sti rifiuti, le soluzioni già ci sono, basterebbe la buona volontà politica di applicarle in larga scala e non solo come "esperimenti":
(ANSA) - Un piccolo investimento (tra i 200 e i 400 mila euro) per un impianto che lavorera’ quattro tonnellate di rifiuti al giorno sperimentando la tecnica della ‘dissociazione molecolare’, sotto l’occhio vigile di un comitato di esperti coordinati da Federambiente. E’ il progetto della societa’ Belvedere, partecipata del Comune di Peccioli (Pisa), che gestisce la discarica della localita’ toscana, presentato questa mattina a Roma. ”Cercare nuove vie per lo smaltimento dei rifiuti e’ un segnale positivo - ha detto il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio - in decisa controtendenza rispetto a chi cerca di riproporre, ancora oggi, tecnologie vecchie come quella degli inceneritori”. Nella discarica di Peccioli, in quattro-cinque mesi, sara’ installato una specie di container che, attraverso la dissociazione molecolare, trasformera’ i rifiuti in gas combustibile, detto ’syngas’ che poi potra’ servire a produrre energia termica o elettrica. ”Noi iniziamo con un piccolo investimento - ha spiegato Renzo Macelloni, presidente dell’ azienda toscana - e la testiamo nel nostro territorio, con un preciso tipo di rifiuti, con determinate condizioni climatiche che sono diverse da quelle dell’Islanda, per esempio, che gia’ usa questa tecnica. Se i risultati saranno positivi in termini di impatto ambientale, ma anche economico, andremo avanti”. ”La nostra esperienza e’ ancora considerata all’avanguardia - ha detto Silvano Crecchi, sindaco di Peccioli - ma e’ un progetto degli anni Novanta. Noi ci teniamo la discarica, che funziona bene e non inquina, ma cerchiamo la strada per migliorare. Solo cosi’ si prevengono le emergenze”. Dello stesso parere Daniele Fortini, presidente di Federambiente, che vigilera’ sulla sperimentazione e ne certifichera’ i risultati: ”E’ fondamentale testare una tecnologia che potrebbe aprire nuove opportunita’ nella gestione integrata dei rifiuti. Fermo restando che le discariche non si possono eliminare, dobbiamo perseguire l’obiettivo di ridurle sotto 10 per cento. Noi garantiremo che i risultati siano messi a disposizione di tutti le amministrazioni e le aziende che sono alla ricerca di soluzioni affidabili”.

16 feb 2006

Finalmente si ricomincia a parlare d'energia solare

Chi vive a Roma, Milano, Napoli o in qualsiasi altra grande metropoli in Italia o nel mondo sa bene che cosa significhi convivere con smog inquinamento e rincaro della spesa energetica. Nel passato vivere in città è stata senz'altro una conquista, oggi si percepisce più come una condanna. Chi decide di tornare alla campagna lo fa praticando una vita ibrida, e si trasforma di fatto in un pendolare, difficile concepire un radicale cambiamento delle proprie abitudini, lavoro, ambiente. Si sceglie di vivere nel verde ma si continua a mandare i propri figli a scuola nella metropoli, si continua a lavorare nella metropoli, si continua a fare acquisti nella metropoli e così via (si inquina ancora di più la metropoli perchè ci si va in auto...), ecc. La spesa energetica sale perchè crescono i costi di produzione e distribuzione, pochi pensano però realizzano che sono cresciuti anche i consuni e più o meno presto non sarà possibile soddisfare a pieno la richiesta. In realtà gli ultimi black out e notizie dal mondo fanno capire che il momento è già topico. Tempo fa avevo intenzione di far installare un impianto a Metano sulla mia auto, mi sono informato sul Web, ho iniziato a fare indagini presso le officine ed i distributori, ho parlato anche con qualcuno che l'impianto lo aveva già fatto montare. La prima delusione è stato quando ho saputo i costi di tale operazione: circa 2.000,00 € (io vivo a Roma), i vantaggi però ci sono: consumi meno denaro, inquini di meno, circoli quando ci sono i blocchi del traffico e targhe alterne, puoi parcheggiare nei parcheggi pubblici interrati (con il GPL è proibito) e via dicendo. Mi sono anche informato se esistevano degli incentivi statatali, regionali, comunali, europei o che ne so... Gli incentivi c'erano ma dovevi avere un'auto immatricolata massimo da tre anni (parlo dell'anno scorso), la mia auto aveva già quattro anni e quindi non se ne è fatto nulla. Adesso il Comune di Roma ha introdotto nuovi incentivi per il Metano: 350,00 € di finaziamento, devi però avere un'auto euro 1 o euro 2, la mia è euro 3 e me la sono di nuovo presa lì... Iniziative interessanti vengono però sullo sfruttamento dell'eergia solare (parlo sempre di Roma), la nuova edilizia dovrà essere dotata d'impianti fotovoltaici e caldaie solari sulle coperture per legge. Non è chiaro quali agevolazioni ci saranno per chi deciderà di voler installare pannelli solari sui vecchi edifici (in realtà non si capisce se ci saranno agevolazioni). Iniziare a parlarne e a fare proposte è sicuramente positivo, le idee vengono quando ci si confronta e si propone qualcosa di nuovo. Parlare di energia solare quando in Italia e nel mondo si è ripreso a parlare di nucleare è sicuramente positivo, la par condicio dell'energia esigeva una compensazione. La destra italiana di tanto in tanto lancia un sasso nello stagno, riproponendo argomenti che già l'assemblea popolare ha messo al bando dopo la catastrofe di Chernobyl. Di energia rinnovabile se ne è parlato tanto ma si è fatto ancora troppo poco, quanti di voi sono a conoscenza della posibilità di installare impianti eolici e fotovoltaici sui tetti dei condomini e di immettere il surplus di energia prodotta nella rete di distribuzione ricavandone un profitto o comunque un notevole sconto sulle bollette ACEA o ENEL (a seconda di dove vivete), sul sito http://www.altrenergie.it è spiegato piuttosto dettagliatamente, andate a farvi un giro (se volete) anche sul sito www.enea.it .