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09 apr 2008

"Il cacciatore di aquiloni" di Khaled Hosseini

Il tema del post è la violenza, di quella che viene inflitta ai più deboli come le donne ed i bambini, lasciando da parte il moralismo, vorrei dedicare una riflessione a questo delicato argomento, anche se rischio di cadere nella retorica.
Ho trovato lo spunto di riflessione da un libro che ho quasi terminato di leggere: "il Cacciatore di aquiloni" di Khaled Hosseini. A dire il vero ho iniziato a leggerlo circa un anno fa ma mi ero fermato alle prime pagine perchè lo trovavo noioso. A forza di vedermi questo libro per casa l'ho ripreso in mano svogliatamente, fino a rimanerne talmente folgorato che sono due notti che lo leggo avidamente fino a all'1.30, in pratica ho ricominciato a leggerlo due giorni fa e mi mancano una settantina di pagine, dovrei finirlo stanotte...
Riprenderò la recensione di questo bel libro a quando lo avrò terminato (si, ho cambiato idea, è proprio bello).
La descrizione della vita in Afghanistan che fa Hosseini ha suscitato in me un senso di impotenza di fronte all'enormità della violenza che un popolo intero arriva a patire. Rimaniamo attoniti quando veniamo a sapere che un'intera nazione cade nella morsa della soggiogazione e tirannia di un gruppo limitato, ma spietato e potente come, in questo caso, quello dei talebani.
In Afghanistan, sotto il dominio dei talebani, era proibito persino manifestare la propria gioia o ascoltare la musica, le donne dovevano vivere nascoste sotto i burqa integrali, i bambini rischiavano di venire ammazzati dai cecchini solo perchè volevano giocare in mezzo alla strada o sui prati, ancora oggi si rischia di morire o rimanere invalidi a causa delle mine antiuomo.
Certo è facile per noi occidentali, che conosciamo la guerra solo perchè l'abbiamo studiata a scuola, o vista nei film e nei telegiornali, giudicare con sdegno e disapprovazione ciò che accade nel terzo mondo.
Una critica che mi sento di fare a Khaled Hosseini è proprio il senso di distacco che si percepisce leggendo il suo: "Cacciatore di aquiloni", anche se afghano, Hosseini è uno che è fuggito da quegli orrori quando ancora era in tempo per salvarsi e se ne sta bello tranquillo negli U.S.A. a scrivere i suoi romanzi e curare i ricchi malati americani (Hosseini si è laureato in medicina in America). In fondo lui stesso fa dire ai suoi personaggi che i veri afghani sono quelli che sono rimasti nella propria terra a soccombere, (in realtà lui dice, se la traduzione è giusta, a "combattere").
Detto fra noi, se io fossi afghano, palestinese, somalo, curdo, tibetano, ecc. e vivessi in una situazione simile, probabilmente non ci penserei due volte a fare armi e bagagli per fuggire il più lontano possibile, però è proprio l'arrendevolezza di un popolo inerme che spiana la strada alle dittature.
La natura umana è strana, noi siamo pacifici per definizione, viviamo bene in compagnia e, se nessuno ci pesta i piedi, non abbiamo da lamentarci di niente. Quando qualcuno inizia a privarci della libertà ce ne accorgiamo sempre troppo tardi, proprio a causa della nostra innata buona fede e fiducia che le cose brutte della vita non ci potranno mai toccare da vicino, è come una sorta di autodifesa.
Io non credo che i tedeschi della Germania di Hitler, per esempio, fossero tutti nati per fare i nazisti, penso però che quando videro che venivano deportati e uccisi milioni di ebrei s'instaurò nelle loro menti, (di quelli che non erano ebrei è chiaro), un senso di sicurezza proprio perchè toccava ad altri e non a loro di essere eliminati, fino ad arrivare a giustificare e accettare come "normale" la pulizia etnica. Questo accade continuamente nel mondo, e noi stiamo sempre a guardare, fino a che non ne rimaniamo coinvolti.
Proprio come Amir, il protagonista del "cacciatore di aquiloni", la maggior parte di noi non se la sente mai di fare l'eroe, alcuni nascono per esserlo, come Baba, il padre di Amir, che proprio non sapeva tirarsi indietro quando assisteva ad una ingiustizia, ma "l'uomo comune", se può evitare il pericolo se ne tiene sempre alla larga.
Nella mia modesta esperienza mi è capitato, a volte, di assistere o ad essere coinvolto in situazioni di violenza, può succedere ovunque, a scuola, per strada, sul treno, non c'è limite alle occasioni, avrei voluto parlarvi anche di questo, ma ci vuole coraggio anche a scriverle certe cose, per ora non ce l'ho questo coraggio, sono un pò come Amir.
Inizialmente il tema del post era "La violenza sulle donne", sicuramente sono uscito dalla traccia che vagamente avevo in mente, infatti ho modificato il titolo in quello che vedete ora, prima di pubblicarlo sul blog.
Sarà l'occasione per parlare anche di questo la prossima volta, forse.

2 commenti:

cielomiomarito ha detto...

L'ho letto e l'ho riletto. Hosseini ha vissuto praticamente tutta la vita negli Stati Uniti riuscendo a salvarsi dalla retorica dell'eroe. Finalmente un libro sul legittimo diritto alla vigliaccheria. Mi sa che lo rileggerò per la terza volta :)

El Pinacomedier ha detto...

Tu mi fai venire voglia di mangiare a tutte le ore ed io ti faccio venire la voglia di rileggere un libro per la terza volta... potenza dei blogger!