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03 set 2008

Condanna per "blog clandestino" , un controsenso che accade anche in Italia

Circola da alcune settimane la notizia dei blogger arrestati o sanzionati per aver scritto cose "scomode" ai vari regimi sparsi nel globo.
Il conto sale di anno in anno, in modo non esponenziale, ma quasi.
Attualmente si dice che siano 64 coloro i quali si sono visti piovere sulla testa condanne, anche a vari mesi di carcere, oppure "semplici" multe da pagare.
Nell'elenco figurano blogger principalmente provenienti da Cuba, Iran, Cina, ecc, ultimamente vi sono stati casi anche nella nostra Europa.
Ho letto in più articoli che l'Italia è per ora sfuggita da questo inquietante tunnel, poi ho trovato un articolo su "I-Dome", datato 19/06/08, dove ho scoperto che in realtà qualche caso italiano c'è:
Tanto per fare un esempio citerò il blog di Carlo Ruta "accade in Sicilia", inutile cliccarci sopra adesso, verreste indirizzati ad una pagina con su scritto : "sito in allestimento". Era già accaduto nel 2004 che il sito di Carlo Ruta finisse sotto "osservazione", ora è arrivata la multa al suo autore.
Carlo Ruta dirige altri siti che ancora sono on line: "le inchieste" e "sicily-news", come si legge sulla pagina dove dovrebbe trovarsi "accade in Sicilia", in pratica il furbo Ruta ha "migrato" i suoi contenuti verso lidi cibernetici laddove la strana (e poco informata) giustizia italiana non può arrivare (niente di più facile in Internet).
Nessuno qui vuole entrare nel merito sulle motivazioni della condanna, dal poco che so non si tratterebbe di "censura ideologica" bensì di elusione alle leggi in merito all'editoria.
Anche se è vero che attualmente non esiste ancora una legislatura completa che regoli il "fenomeno" dei blog, io penso che si debba lo stesso evitare di fare i furbi. Se andate a visitare i siti di Carlo Ruta vi accorgerete che non stiamo parlando di blog come siamo abituati a vedere in giro (Pinacomedia, per esempio...), ma di vere e proprie testate giornalistiche on line, con tanto di redazione, collaboratori, ecc. Con tutto il rispetto per Carlo Ruta (che dirige siti interessantissimi ed anche ben fatti), credo che vada fatta un po' di distinzione (anche in presenza di una legislatura forse ancora troppo lacunosa), prima di gridare allo scandalo.
Resta la preoccupazione dell'effetto domino che tali situazioni possono creare, per ora in occidente la libertà di pensiero non è a rischio, almeno non più di quanto lo fosse prima dell'avvento di Internet, forse, grazie ad esso, si è fatto addirittura un passettino in avanti.
A supporto di quanto appena detto leggete cosa dice Guido Scorza, docente di diritto dell'Informatica all'Università di Bologna (www.guidoscorza.it), in un'intervista pubblicata su "La Stampa":
Come giudica l’accanimento contro i blog?
«I giudici fanno fatica ad applicare disposizioni di legge scritte nel 1948 con in mente l’invenzione di Gutenberg alle nuove forme di divulgazione delle informazioni. Nel caso della condanna di Carlo Ruta per stampa clandestina - sebbene non siano ancora state depositate le motivazioni della sentenza - è evidente che il giudice ha dato per presupposto che il blog dello storico siciliano fosse equiparabile ad una testata giornalistica. Ma il blogger non è tenuto ad alcuna registrazione. Nel caso di Antonino Monteleone, con il sequestro di un intero blog benché il post incriminato fosse uno soltanto è come se, anziché sequestrare il numero di una rivista contenente contenuti illeciti, l'autorità giudiziaria sequestrasse tutti i numeri passati del periodico e ne inibisse la pubblicazione di nuovi. Si tratta di evidenti errori, determinati anche dalla scarsa conoscenza del fenomeno Internet».
I blogger imputati ingiustamente come possono difendersi?
«E' difficile difendersi in un contesto di profonda incertezza del diritto. Non c'è dubbio, tuttavia, che un blogger deve prestare grande attenzione a ciò che scrive, nella consapevolezza che le sue parole possono esser lette in tutto il mondo e ledere altrui diritti».
Costringere un blog a chiudere è inutile?
«L'esperienza insegna che i sequestri in Rete - non solo di blog - spesso ottengono il risultato contrario a quello voluto dalle autorità perché le dinamiche della Rete sono tali che un contenuto originariamente pubblicato su un certo blog può esser fatto "rimbalzare" su decine di migliaia di altri siti così da vanificare il risultato del sequestro».
Ha fatto notizia la blogger censurata a Cuba: siamo come li?
«E’ in atto una politica di disincentivazione all'utilizzo delle nuove tecnologie come strumento di esercizio della libertà di manifestazione del pensiero. E' un peccato perché la Corte Costituzionale ha spesso ricordato che proprio la libertà di manifestazione del pensiero costituisce una pietra angolare della nostra democrazie ed Internet ne consentirebbe il pieno esercizio da parte di chiunque in pochi clic».

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