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17 lug 2006

Istruzione pubblica o "popolare"

Lo Stato — questo in estrema sintesi il pensiero del Patriarca di Venezia, Angelo Scola — deve rinunciare in linea di massima a farsi attore propositivo diretto di progetti scolastici e universitari per lasciare questo compito alla società civile.
Si rimane sconcertati di fronte a simili tentativi di reiterata ingerenza sull'istruzione pubblica da parte del Vaticano.
Io sono cattolico per cultura ed anche per convinzione personale, però spesso non mi trovo daccordo sulle " incursioni" che la Chiesa fa nella sfera politica, in quanto, con tutto il rispetto, non Le compete affatto.
Si può comprendere la preoccupazione che il potere ecclesiastico ha nei confronti di una sempre crescente affermazione di "altre" culture che rischiano di sostituirsi all'attuale predominio del pensiero cristiano-occidentale.
L'unione europea ha scelto di non inserire nella propria costituzione la radice cristiana del nostro popolo, chi è cristiano è rimasto sconcertato e contrariato da tale decisione, non bisogna però dimenticare che accettarlo sarebbe stato un errore storico, è vero solo che la maggioranza dei nostri predecessori cristiani ha avuto il sopravvento sugli altri, il fatto è che non è ancora possibile definire la popolazione europea un popolo, non è solo la moltitudine delle lingue a dividerci. Mi viene in mente il pensiero del fondatore degli Hare Krishna, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada, che sorrideva di fronte al palazzo delle Nazioni Unite, quando vedeva tutte quelle bandiere che aumentavano sempre di più: se sono unite perchè non c'è un'unica bandiera?
L'evoluzione della cultura è un fatto inarrestabile, sta a noi uomini riuscire ad affermare civilmente il nostro pensiero, non si tratta di capire quale delle diverse culture deve avere il sopravvento sull'altra, solo perchè più potente.
Gli scontri culturali hanno sempre portato ai conflitti ed all'uso delle armi, alimentare l'astio ed allontanare le diversità serve solo ad inasprire la già difficile convivenza con i tanti modi di esistere, è invece necessario imparare a convivere e ad ascoltare chi ha qualcosa da dire, anche se diversa da quello che pensiamo noi.
Chi vuole affermare le proprie ragioni con la strategia del terrore e l'uso della violenza va combattuto e sconfitto, meglio se con mezzi civili anzichè con le armi, solo su questo mi trovo daccordo.
La cultura occidentale si è formata con la fusione di popoli e pensieri spesso distantissimi tra loro, negare questa naturale evoluzione dell'Uomo oggi significa avere la presunzione di aver raggiunto la perfezione, decisamente assurdo.
Se la cultura cristiana è migliore delle altre dimostriamolo seguendo l'esempio degli antichi romani, accogliamo e fondiamo alla nostra le diverse culture, magari evitiamo di farlo nel modo violento che caratterizzava i centurioni romani, qualcuno abbia il coraggio di far vedere che sono cambiati i tempi.
Lasciare il compito dell'istruzione alla società civile significherebbe lasciarlo alla Chiesa cattolica, (come già dimostrato nel passato governo di Arcore, grazie alle leggi per i finanziamenti alla Scuola privata), seguire il pensiero del Cardinale Scola significherebbe abbandonare l'idea di una Scuola libera e pubblica, come quella che, nonostante tutto, sta ancora faticosamente resistendo, ed avviare una Scuola indottrinata e chiusa, proprio come avviene nei tanto temuti paesi islamici.
Eppure avevo apprezzato le dichiarazioni del cardinale Angelo Scola del 27 Giugno 2006 quando sempre a Venezia, in occasione del Workshop 2006 del Consiglio per le relazioni fra Italia e Stati Uniti, che diceva:
Ripensare da cima a fondo l'educazione, andare verso una scuola libera con coraggio, non lo dico per difendere le scuole confessionali, ma perché non ci può essere educazione senza libertà. Sempre nella stessa occasione si è poi dichiarato aperto, in linea di principio, all'insegnamento dell'Islam nelle scuole con alunni musulmani: Vedo come buona questa proposta poi bisogna coniugarla con la situazione storica, sociale, culturale e istituzionale di ogni Paese perché va mantenuto un realismo sul piano pratico.
Rilette ora, col senno del poi, mi accorgo che erano parole un pò freddine e dai contenuti assai sibillini.
Concludo dicendo che non abbiamo bisogno di scontri ma di dialogo, le dichiarazioni del Cardinale Scola possono avere diverse interpretazioni, occorre però più apertura mentale da parte di tutti e giocare a carte scoperte.

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